Bovo
Santo laico del X secolo.
Festa: 22 maggio, nel Veneto, 2 gennaio.
Patrono o protettore: guerrieri, pellegrini, animali.
Attributi: spada nel fodero, vessillo bianco con un bove o croce rossa, a volte con corazza fra i contadini e armenti, con un bue ai piedi.
Presente:
Chiesa Santa Margherita di Cappelletta:
Altare di S. Defendente; dipinto del ‘600 dedicato a S. Defendente, sullo sfondo S. Bovo, S. Domenico e S. Francesco.

      Biografia

     Bovo nacque verso la metà del X secolo nel castello di Noyers (Provenza). Figlio di Adelfredo o Audifredo e di Odilinda, appartenenti alla piccola nobiltà carolingia, fu educato secondo l’usanza dell’epoca medievale, all’uso delle armi. Combatté come cavaliere, al comando di Guglielmo conte di Arles e di suo fratello Rambaldo, contro i Saraceni insediatesi sui passi alpini, partecipando nel 980 alla distruzione della fortezza di Frassineto.
     Per sciogliere il voto fatto a S. Pietro mentre combatteva contro i Saraceni, di abbandonare le armi e di recarsi tutti gli anni in pellegrinaggio nella città sacra, Bovo, dopo la vittoria, perdonata l’uccisione del fratello, lasciò le armi e i beni, iniziando una vita di preghiera e penitenza, dedicandosi alla carità verso i poveri.
     Ogni anno in primavera vestiva il saio del pellegrino e si recava a Roma. Di ritorno da Roma morì il 22 maggio 1119 a Voghera, in casa di un amico dopo aver lasciato ai poveri il vestito e la cavalcatura. Per sua volontà fu sepolto fuori Borgo S. Pietro, lungo la Via Romea.
     Gli Statuti di Voghera del XIII secolo, indicano Bovo come difensore del popolo, fissandone la festa il 22 maggio, accompagnata da una gran fiera del bestiame.
     Nel XII secolo Bovo presentò il modello etico del cavaliere laico appartenente alla classe dirigente che compie un itinerario spirituale dall’uso delle armi al pellegrinaggio ed al servizio di Cristo. Dal XV secolo Bovo fu considerato un santo guerriero. In seguito presso le popolazioni delle campagne dell’Italia del Nord divenne il protettore degli animali (forse per analogia con il nome). Partendo da Voghera il culto si diffuse rapidamente in Piemonte, Lombardia e Veneto.