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lunedì 09 marzo 2009 |
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Ricordando Fardin Vittorio Siamo in
tanti oggi a celebrare l’eucaristia di saluto a Vittorio.
Tanti a voler esprimere la nostra vicinanza fraterna ai suoi familiari
e ad essere con loro uniti in preghiera. Tutti comunque per dire, in
questo modo, pure a Vittorio il nostro sincero grazie, con la
intensità con cui forse mai siamo riusciti a dirglielo fino
in fondo. Non sempre per causa nostra, anzi. E’ Vittorio che
non ha mai voluto riceverlo, quasi fosse una parola a lui non gradita,
certamente da lui non cercata. Oggi però desideriamo dirgli
grazie!, dirglielo anche a nome dei molti, alcuni dei quali, come ora
lo è lui, non sono più fisicamente tra noi,
eppure da lui hanno ricevuto, direttamente ricevuto. Mille motivi
di questo grazie… un grazie che in questa Messa vogliamo
pure rivolgere al Signore. Perché Vittorio è
stato un dono di Dio. Lo è stato, senza dubbio, per la sua
famiglia, alla quale molto ha dato anche se, come talvolta si confidava
con le persone a lui più vicine, avrebbe voluto dare ad essa
molto di più. E dono lo è stato per la nostra
parrocchia e per la città tutta di Noale. Dono di Dio per il
tanto bene che ha compiuto, sì è vero. La lista
di questo bene è lunga, a partire dal gruppo missionario, di
cui è stato promotore, poi Dono di Dio
è stato Vittorio, dicevo, ma mi pare giusto segnalare che
non lo è stato per tutte queste iniziative. Lo è
stato soprattutto per il cuore, il suo cuore, un cuore che purtroppo
l’altro giorno ha cessato di battere. Questo ingrediente ha
messo ovunque, sempre. Il dono grande che ci ha fatto è
stato quello di provocare con il suo cuore pure il nostro cuore, il
cuore della nostra
comunità. Attraverso di lui, il Signore ha fatto
sì che pure il nostro cuore si prendesse cura per gli altri.
Perché Vittorio stimolava chiunque; a volte poteva sembrare
eccessivo, importuno, inarrestabile; anche se inizialmente non trovava
da parte di qualcuno pronta disponibilità, ma era il Signore
– dobbiamo riconoscerlo – che, attraverso di lui, i
suoi inviti, il suo sorriso, ci chiedeva di non chiuderci in noi
stessi, nelle nostre quattro mura di casa, tra i nostri cari,
dedicandoci solo a noi e alle nostre cose. Quante persone
di Noale e pure di paesi a noi vicini possono affermare che se oggi
sono impegnate, dedicano tempo, energie e pure denaro per gli altri,
come chiede il
Vangelo di Gesù, lo devono proprio al bussare di Vittorio.
Ci ha aiutati a vivere il Vangelo. E’ questo il dono grande
che ci ha fatti! Questo ciò di cui sentiamo dovergli
essergli particolarmente grati! Il cuore grande e generoso di Vittorio
ha mosso pure i nostri cuori, li ha portati ad essere grandi come non
avremmo pensato, forse nemmeno come inizialmente avremmo voluto. Ma
lui… difficilmente lasciava in pace, si ritirava. Grazie
Signore, perché con questo fratello nostro, ci hai tirati
fuori dal pericolo dell’egoismo, del disinteresse, del vivere
pensando solo a noi. Ed ora,
Signore, noi sentiamo che il Vangelo poco fa ascoltato è
quello che ci dice che cosa è avvenuto l’altro
giorno per Vittorio: lo hai chiamato “benedetto”.
Lui in verità Signore,
già si sentiva
“benedetto”, indegnamente
“benedetto”, per quel prezioso servizio di ministro
straordinario della comunione. Per lui era un compito da vivere con
fede e con coerenza convinta al mistero grande del Corpo di Cristo
Gesù, che portava ai malati e che porgeva con profonda
devozione nelle celebrazioni eucaristiche della domenica. Ma tu stesso,
Signore, l’hai investito della più grande
onorificenza che una persona possa ricevere da te:
“benedetto”. “Benedetto”
perché tra quei “benedetti” che ti hanno
sfamato, dissetato, visitato, ospitato e vestito
c’è lui. “Benedetto” per te e
per noi. Sì, perché per noi lui è
stato una autentica benedizione… e per quanti sono usciti
dalla loro precarietà grazie a lui e alle sue mani aperte. “Benedetto”
perché certamente, come scriveva S. Giovanni (1.a lett),
è passato dalla morte alla vita: “Noi sappiamo che
siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i
fratelli. Egli – Cristo Gesù – ha dato
la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per gli
altri”. A te lo affidiamo, Signore nostro, sicuri che ora
egli vive nella gioia intensa ed eterna del tuo amore. E con la gratitudine un’ultima grande preghiera, Signore: noi tutti sentiamo che Vittorio ci ha lasciato un’eredità non da poco… Non è stato un uomo ricco di cose, non ha mai voluto esserlo. L’eredità che ci lascia è il suo gran cuore: donaci la grazia di farne tesoro; fa’ che questa grande pagina di carità scritta tra noi continui a rimanere aperta e veda altri uomini e donne, giovani o meno, pronti a continuarla. E’ la pagina del “cuore” di Noale…, una pagina che fa bella Noale e che a Noale fa bene, una pagina a cui Vittorio ha contribuito in modo esemplare. Dona a tutti noi, Signore, tanta grazia perché mai essa si interrompa. E a lui la gioia di vedere dalla tua dimora la crescita di questa pianta d’amore della quale a te, Signore, ma pure a lui siamo infinitamente grati. Don Mario |